Valori indicativi di riferimento dell’autotrasporto, una storia infinita

Il 1° gennaio 1983 entravano in vigore le tariffe obbligatorie a forcella previste dalla lLegge 6 giugno 1974, n. 298. Dopo 38 anni con varie denominazioni (tariffe obbligatorie a forcella, costi minimi di esercizio, valori indicativi di riferimento, costi indicativi di riferimento) in Italia, oggi, dobbiamo ancora confrontarci con i costi minimi di esercizio dell’autotrasporto, anche se è stato stabilito che non sono cogenti ed obbligatori. Per informazione ricordo che il Regno Unito ha liberalizzato le
tariffe dell’autotrasporto nel 1968, la Francia nel 1990 e la Germania nel 1994.

Sui contenuti del Decreto Direttoriale n. 206 del 27 novembre 2020 non nascondo il mio personale sconcerto motivato dal mancato rispetto degli accordi e degli impegni precedentemente assunti tra due Enti Istituzionali: da una parte, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (MIT) e dall’altra, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Antitrust).
L’Antitrust, con le segnalazioni n. AS 1199 del 22 aprile 2015, n. AS 1355 del 8 febbraio 2017 e n. AS 1654 del 26 febbraio 2020, aveva delineato i termini dell’accordo con il MIT che consisteva nel pubblicare i valori indicativi di riferimento non in modo dettagliato, raggruppati in quattro voci di
costo (veicolo, ammortamento veicolo, lavoro e energia) con delle forcelle tra un minimo e un massimo e senza l’individuazione di parametri per evitare di poter risalire a un valore di €/km.

A futura memoria ritengo opportuno riportare alcune note:

a. Il comma 250 della Legge 23 dicembre 2014, n. 190 ha stabilito che il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, tenuto conto anche delle rilevazioni effettuate mensilmente dal Ministero dello sviluppo economico sul prezzo medio del gasolio per autotrazione, pubblica e aggiorna nel proprio sito internet valori indicativi di riferimento dei costi di esercizio dell’impresa di autotrasporto per conto di terzi.

b. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti con Circolare del 24 febbraio 2015 ha pubblicato i valori indicativi di riferimento dei costi di esercizio dell’impresa di autotrasporto, indicando tutti i parametri che permettevano di risalire ai costi minimi di esercizio dell’autotrasporto in €/km.

c. Sul contenuto della pubblicazione del 24 febbraio 2015 è intervenuto l’Antitrust con segnalazione n. AS 1199 del 22 aprile 2015 pubblicata nel bollettino n. 27 del 27 luglio 2015 segnalando: “Tale ultima normativa pur modificando il preesistente regime in materia di costi di esercizio
dell’autotrasporto, ha istituito un sistema che di fatto può riprodurre il meccanismo dei costi minimi previsto dal precedente regime …”.

d. A seguito della segnalazione dell’Antitrust n. AS 1199, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, ha sostituito la Circolare del 24 febbraio 2015 con una nuova Circolare del 9 luglio 2015 nella quale ha regolamentato solo due voci di costo (gasolio e pedaggi autostradali) come previsto dalla Legge 23 dicembre 2014, n. 190.

e. Con Ordinanza del 21 giugno 2016, la Corte di Giustizia Europea, rispondendo ad un quesito presentato dal Tribunale di Cagliari, ha stabilito: “… se in considerazione della natura di autorità pubblica del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, le regole della concorrenza del mercato
interno possono essere ristrette dalla normativa nazionale al fine di perseguire l’obiettivo della tutela della sicurezza stradale”..

f. A seguito della Ordinanza della Corte di Giustizia Europea del 21 giugno 2016, le Associazioni di categoria dell’autotrasporto hanno richiesto, al Governo e al Ministro di allora, il ripristino delle pubblicazioni relative ai costi minimi. A sua volta il Governo ha richiesto all’Antitrust la possibilità
di ripubblicare i valori indicativi di riferimento dei costi di esercizio dell’autotrasporto.

g. L’Antitrust con segnalazione n. AS 1355 del 8 febbraio 2017 pubblicata nel bollettino n. 10 del 20 marzo 2017, ha precisato, che nell’eventuale impostazione dei costi minimi di esercizio dell’autotrasporto si devono considerare le componenti variabili quali (la tipologia di impresa, di
veicolo, di trasporto, l’età e caratteristiche diverse dei parchi veicolari, impiego di lavoratori autonomi invece di personale dipendente, ecc.) segnalando inoltre: i) … che gli elementi contenuti nella pubblicazione Ministeriale del 24 febbraio 2015 rischia di condizionare la libera contrattazione tra le parti con allineamento dei prezzi dei servizi di autotrasporto verso l’alto, peraltro senza che il Ministero abbia ancora chiarito il legame tra esigenze di sicurezza che si intenderebbe tutelare
…; ii) … restano ferme le considerazioni fortemente critiche contenute nella sentenza della Corte di Giustizia del settembre 2014, in merito alla non idoneità dello strumento dei costi minimi per perseguire un obiettivo senz’altro meritevole di tutela come la sicurezza ….

h. Con la sentenza del 7 febbraio 2018, n. 47 la Corte Costituzionale, rispondendo nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 83-bis promosso dal Tribunale di Lucca, nel commento, tra l’altro, ha stabilito: “Sebbene sia evidente che la sicurezza stradale trovi più diretta tutela nelle disposizioni in materia di circolazione e nelle relative sanzioni, non appare irragionevole né arbitrario che il legislatore persegua tale obiettivo anche con strumenti “indiretti”, attraverso un sistema tariffario che eviti un’attività d’impresa che potrebbe portare all’adozione di comportamenti poco compatibili con la sicurezza stradale”.

i. A seguito della sentenza del 7 febbraio 2018 della Corte Costituzionale le Associazioni di categoria dell’autotrasporto hanno rinnovato la richiesta, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, per la ripubblicazione dei valori indicativi di riferimento dei costi di esercizio dell’autotrasporto.

l. In data 24 gennaio 2020 il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha richiesto all’Antitrust un parere su una proposta di impostazione metodologica per lo schema di definizione dei costi indicativi di riferimento dell’autotrasporto per conto di terzi, al fine di ottenerne una valutazione di
compatibilità con la normativa a tutela della concorrenza. La proposta prevedeva la possibilità di distinguere quattro classi di veicoli in base alla massa complessiva, procedendo poi alla definizione di quattro voci di costo associando altrettante forcelle di valori min/max: 1) veicolo a motore +
rimorchio/semirimorchio (voce comprensiva di acquisto, manutenzione, revisione, pneumatici, bollo e assicurazioni); 2) ammortamento veicolo a motore (3-6 anni) + rimorchio/semirimorchio (8-12 anni); 3) lavoro (voce comprensiva di stipendio, trasferte e straordinari); 4) energia (voce
comprensiva delle diverse possibilità di alimentazione).

m. L’Antitrust con segnalazione n. AS 1654 del 26 febbraio 2020 pubblicata nel bollettino n. 15 del 14 aprile 2020, ha dato parere favorevole alla proposta del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, precisando, tra l’altro: “… la previsione di quattro grandi categorie di costi non appare
suscettibile di fornire alle imprese elementi di costo prestabiliti con eccessivo dettaglio, consentendo alle stesse di muoversi in uno spazio di offerta esteso, come tale rispettoso della autonomia negoziale”.

Ciò detto, si può tranquillamente stabilire che il contenuto del Decreto Direttoriale non rispetta e non riporta quanto concordato precedentemente tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e l’Autorità garante della concorrenza e del mercato. A questo punto mi viene spontanea una riflessione e/o una domanda: perché fare accordi quando gli stessi poi, in un momento successivo, non vengono rispettati?
Inoltre desidero far presente che nei mesi di aprile e maggio 2020 le Associazioni (Assarmatori, Assologistica, Confitarma e Federagenti), in rappresentanza di una parte della committenza, avevano inviato una lettera alla Direzione Generale per il Trasporto Stradale e per l’Intermodalità del MIT con la richiesta di essere coinvolti prima della pubblicazione dei valori indicativi di riferimento dell’autotrasporto. Tale richiesta non ha avuto alcun esito pertanto a tutt’oggi è rimasta inevasa. Con la richiesta, l’obiettivo delle suddette Associazioni era quello di dare un contributo tecnico, operativo, costruttivo e rispettoso della situazione di mercato fermo restando che la Committenza, nello stabilire i prezzi dei servizi di trasporto, è da sempre impegnata a tenere in debita considerazione i principi di adeguatezza in materia di sicurezza stradale e sociale.
Entrando nello specifico e relativamente al veicolo di oltre le 26 tonnellate, alcune voci di costo, previste nel Decreto Direttoriale, si possono considerare tranquillamente valori medi e non valori minimi. Ad esempio viene indicato un valore di acquisto minimo pari ad € 112.240 senza calcolare un valore residuo del 20% anziché un valore attuale di mercato pari ad € 85.000/90.000 meno il valore residuo del 20%.
Visto quanto indicato al comma 2 dell’articolo unico del Decreto Direttoriale, sarebbe auspicabile la convocazione delle Associazioni della Committenza da parte del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, per avere l’opportunità di proporre quanto necessario al fine di poter modificare i contenuti del Decreto stesso. Anche se pleonastico, in conclusione ricordo che la Committenza è il soggetto che paga i servizi di trasporto e nelle trattative e/o decisioni riguardanti il settore dell’autotrasporto non dovrebbe essere mai esclusa.

Diciamo la verità: è difficile immaginare una logistica che, per quanto evoluta, riesca a fare a meno di scatole, cassette, confezioni e imballaggi.
Il packaging non è certo una novità portata dall’e-commerce, ma è sicuramente qualcosa che il commercio elettronico ha contribuito a fare “esplodere” in quantità e varietà.

“La scatola è il primo strumento di contatto tra l’azienda e il suo cliente finale e ha quindi assunto un ruolo che va oltre la primaria funzione logistica”, conferma Alessandro Bursese, amministratore delegato di Gruppo Logistico LDI, realtà specializzata in servizi di stoccaggio e spedizione con oltre quarant’anni di esperienza nel settore.

Imballaggi: strumenti e costi
Gli imballaggi di carta e cartone sono uno strumento chiave per la movimentazione della merce, ma rappresentano anche un costo non solo dal punto di vista economico, ma evidentemente anche ambientale.
La cifra è evidentemente destinata ad aumentare parallelamente ai volumi del commercio digitale. A ogni “click” di conferma dell’ordine corrisponde, infatti, almeno un pacco che nel 90% dei casi è fatto di cellulosa.
L’impulso degli acquisti online ha portato ha un incremento consistente dei volumi di carta e cartone da smaltire e riciclare.

Il guanto di sfida
Il guanto di sfida è stato raccolto non solo dalla filiera del packaging, ma anche dal mondo retail e dalla logistica che stanno mettendo a punto soluzioni e processi in grado di ottimizzare l’utilizzo degli imballaggi e minimizzare gli sprechi.
“Si punta a ottenere risultati migliori in termini di produttività e sostenibilità, con un occhio comunque rivolto al consumatore che desidera consegne veloci, imballaggi semplici da aprire, facilità nel processo di resa, ma anche un minor impatto ambientale legato ai suoi acquisti”, dichiara Alessandro Bursese.

L’impegno del Gruppo Logistico LDI
Gruppo Logistico LDI si sta impegnando concretamente nel fare la propria parte.
Dalla scorsa estate, in uno dei magazzini del proprio polo logistico a Santa Palomba (Roma) è in funzione un innovativo sistema automatizzato per il confezionamento che promette di aumentare l’efficienza produttiva, ridurre i costi degli imballaggi e ridimensionare quelli legato al trasporto, abbattere gli sprechi, migliorare la complessiva sostenibilità dell’attività di confezionamento e spedizione.

Smart Packaging System 4.0
Smart Packaging System 4.0 – questo il nome – è Il frutto di uno sviluppo cofinanziato da Lazio Innova e realizzato da Gruppo Logistico LDI con aziende partner specializzate, CMC Spa e Beta80, e in collaborazione con Il Centro di Ricerca per i Trasporti e la Logistica dell’Università La Sapienza di Roma.
L’impianto di Santa Palomba oggetto dell’investimento, è un magazzino dedicato al settore e-commerce e, per ora, al cliente HSE24 in cui il fine linea è automatizzato e il packaging viene realizzato su misura dell’oggetto da spedire.
In particolare, Smart Packaging è un sistema logistico 4.0 composto da – una macchina confezionatrice – un insieme di processi – spazi – tecnologia e personale specializzato che rappresentano un unicum nel settore. Il tutto ingegnerizzato attraverso una logica di circular economy.

1.000 colli all’ora
Il sistema Smart Packaging System 4.0 è un insieme di avanzate attrezzature, servizi, spazi, tecnologia, processi e personale specializzato, il tutto ingegnerizzato con logica di economia circolare che rappresenta un unicum nel settore. Cuore di tutto è la macchina confezionatrice Cartonwrap. Prodotta da CMC, azienda di Città di Castello (Perugia) da
quarant’anni nel settore della cartotecnica e degli imballaggi, Cartonwrap è in grado di confezionare fino a 1.000 colli all’ora in imballaggi di cartone su misura di ogni singolo oggetto.
“Si va dalla più piccola custodia per smartphone fino ai grandi giocattoli, da 150x240x20 millimetri fino a 800x600x350 millimetri, – illustra Federico Rossi, sales manager Italy di CMC”.
Lanciato sul mercato nel 2013, il sistema è il fiore all’occhiello della produzione CMC: “più che un’innovazione di settore, potremmo definirla un “punto di rottura” con il passato, – afferma Tania Torcolacci, marketing manager di CMC. – In questo progetto sono fuse le competenze e le esperienze ingegneristiche e nella gestione dei dati di CMC”.

Efficienza, tracciabilità e precisione
A guidare Cartonwrap è il WMS Stockager di Beta80, azienda presente da trent’anni nel settore IT e oggi tra gli attori della digital Transformation.
Stockager è l’interfaccia IT tra Cartonwrap e i gestionali dei clienti di Gruppo Logistico LDI. Il sistema controlla e coordina tutte le operazioni di magazzino, garantendo efficienza, tracciabilità e precisione delle attività di
confezionamento.
Stockager è una tecnologia proprietaria di Beta80: “la prima versione è stata lanciata nel 2006. È dunque un sistema che vanta solidità e un’esperienza di quasi quindici anni” – descrive Fabio Invernizzi, operations manager area supply chain e warehouse management di Beta80.

La punta dell’iceberg
Smart Packaging System 4.0 è però la punta dell’iceberg di un lungo percorso di sviluppo che, entro il 2021, porterà in Gruppo Logistico LDI un completo rinnovamento tecnologico, una profonda riorganizzazione interna e investimenti mirati a sostegno dei settori chiave per l’azienda, cioè e-commerce e pharma.
“Circa tre anni fa, abbiamo iniziato a pensare di dare più valore ai nostri asset e aumentarne competitività ed efficienza operativa grazie all’automazione”, racconta Alessandro Bursese.
E’ una strada nuova per l’azienda laziale che già dieci anni fa aveva scelto di installare all’interno della propria struttura a Santa Palomba un imponente multipiano semiautomatizzato per lo stoccaggio e il prelievo di pezzi singoli. Tuttavia, il passo di marcia è oggi più deciso. “Ci muoviamo rapidamente e con maggiore convinzione verso l’automazione in
magazzino” – illustra l’AD di Gruppo Logistico LDI.

Premio Agenda 2030: vince Gruppo Mastrotto

Oggi siamo qui a raccontarti perché, tra tante aziende,  abbiamo scelto proprio il Gruppo Mastrotto come vincitore del nostro  “Premio Agenda 2030”, un riconoscimento che abbiamo consegnato nell’ ambito del grande evento svoltosi a Palazzo della Ragione, lo scorso 6 ottobre. 

Si parla molto di welfare aziendale, ovvero di quell’ insieme di azioni volte ad incrementare il benessere dei lavoratori e delle loro famiglie. Ecco quindi, che proprio in quest’ottica, si inseriscono tutta una serie di iniziative di welfare,  di responsabilità sociale e di impresa che Gruppo Mastrotto  ha racchiuso in un progetto chiamato “People, Next Level”, nell’ambito del quale, il concetto di welfare è stato declinato ulteriormente. Gruppo Mastrotto infatti,  ha saputo  trasformare  in concreto e in opportunità il valore sociale della diversità attraverso l’ inserimento stabile e continuativo in azienda di persone diversamente abili, con particolare attenzione a coloro che sono affetti da sindrome di Down. 

Abbiamo quindi scelto di premiare Gruppo Mastrotto,   per aver fondato e portato avanti  un progetto che ha fatto della diversità un punto di forza e di stimolo all’interno dell’intera azienda.

Ti lasciamo con il video della premiazione! 

Coronavirus e crisi dei consumi: in Italia sparite oltre 300mila imprese e 200mila autonomi

La stima dell’Ufficio Studi Confcommercio sulla nati-mortalità nel 2020 delle imprese del commercio non alimentare, dell’ingrosso e dei servizi

L’effetto combinato del Covid e del crollo dei consumi del 10,8% (pari a una perdita di circa 120 miliardi di euro rispetto al 2019) porta a stimare per il 2020 la chiusura definitiva di oltre 390mila imprese del commercio non alimentare e dei servizi di mercato, fenomeno non compensato dalle 85mila nuove aperture. Pertanto, la riduzione del tessuto produttivo nei settori considerati ammonterebbe a quasi 305mila imprese (-11,3%).

Di queste, 240mila, esclusivamente a causa della pandemia. Questa la stima dell’Ufficio Studi Confcommercio sulla nati-mortalità nel 2020 delle imprese del commercio non alimentare, dell’ingrosso e dei servizi. In altre parole, si legge in nua nota, l’emergenza sanitaria – con tutte le conseguenze che ne sono derivate, restrizioni e chiusure obbligatorie incluse – ha acuito drasticamente il tasso di mortalità delle imprese che, rispetto al 2019, risulta quasi raddoppiato per quelle del commercio (dal 6,6% all’11,1%) e addirittura più che triplicato per i servizi di mercato (dal 5,7% al 17,3%).

La sola pandemia ha fatto sparire 240mila imprese

Delle 240mila imprese “sparite” dal mercato a causa della pandemia – prosegue la nota – 225mila si perdono per un eccesso di mortalità e 15mila per un deficit di natalità. Una riduzione del tessuto produttivo che risulta particolarmente accentuata tra i servizi di mercato, che si riducono del 13,8% rispetto al 2019, mentre nel commercio rimane più contenuta, ma comunque elevata, e pari all’8,3%.

Tra i settori più colpiti, nell’ambito del commercio, abbigliamento e calzature (-17,1%), ambulanti (-11,8%) e distributori di carburante (-10,1%); nei servizi di mercato le maggiori perdite di imprese si registrano, invece, per agenzie di viaggio (-21,7%), bar e ristoranti (-14,4%) e trasporti (-14,2%). C’è poi tutta la filiera del tempo libero che, tra attività artistiche, sportive e di intrattenimento, fa registrare complessivamente un vero e proprio crollo con la sparizione di un’impresa su tre.

Colpiti duramente anche i lavoratori autonomi

Alla perdita di imprese – conclude la nota – va poi aggiunta anche quella relativa ai lavoratori autonomi, ovvero quei soggetti titolari di partita Iva operanti senza alcun tipo di organizzazione societaria. Si stima la chiusura per circa 200mila professionisti tra ordinistici e non ordinistici, operanti nelle attività professionali, scientifiche e tecniche, amministrazione e servizi, attività artistiche, di intrattenimento e divertimento e altro.

Sangalli: serve un “vaccino” economico

«Il 2020 si chiude con un bilancio drammatico per il nostro sistema produttivo colpito dal Covid. Quasi mezzo milione tra imprese e lavoratori autonomi potrebbe chiudere l’attività. Oltre all’indispensabile vaccino sanitario, c’è bisogno del vaccino economico, cioè indennizzi finalmente adeguati al crollo dei fatturati e l’utilizzo di tutte le risorse europee per rimettere in moto l’economia del nostro Paese»: così il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, commenta l’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio sulle chiusure delle imprese del terziario.

FONTE: ILSOLE24ORE.COM

Startup: al lavoro!

Normativa e disciplina dei rapporti di lavoro nelle Startup innovative. Tipologie contrattuali, deroghe, forme di partecipazione sociale e conferimento di prestazioni lavorative.

Al fine di agevolare Start up e incubatori certificati, soprattutto nella prima fase di avvio dell’attività, il D.L. 179/2012“Decreto Crescita 2.0”, poi convertito nella Legge n. 221/2012, ha previsto una disciplina del lavoro più flessibile, e previsto forme alternative di remunerazione attraverso strumenti di partecipazione al capitale.

L’articolo 27-bis del decreto-legge n. 179 del 2012, inserito dalla legge di conversione, disciplina speciali esoneri contributivi per le assunzioni a tempo indeterminato di dipendenti delle start-up innovative e degli incubatori certificati. In sostanza, si tratta di un credito di imposta per nuove assunzioni a tempo indeterminato di personale altamente qualificato; in possesso di dottorato di ricerca universitario o in possesso di laurea magistrale a carattere tecnico o scientifico. Sotto altro profilo giuslavoristico, le startup innovative e gli incubatori certificati sono soggette alla disciplina ordinaria dei contratti a tempo determinato prevista dal D.lgs 81/2015, così come emendato dal D.l. 87/2018. Tuttavia, pur rimanendo nel limite massimo temporale di 24 mesi, i contratti a tempo determinato potranno essere di breve durata e rinnovati più volte, senza i limiti sulla durata e sul numero di proroghe previsti dalla norma generale. Inoltre, a differenza di quanto avviene per le altre imprese, le startup innovative con più di 5 dipendenti non sono tenute a stipulare un numero di contratti a tempo determinato calcolato in rapporto al numero di contratti a tempo indeterminato attivi. Sotto il profilo retributivo, invece, le startup innovative e gli incubatori certificati possono remunerare amministratori, dipendenti e collaboratori continuativi con strumenti di partecipazione al capitale sociale tramite piani di incentivazione, e i fornitori di servizi esterni (prestatori d’opera e servizi) attraverso schemi di «work for equity». Si tratta di forme di remunerazione innovative, che prevedono, in alternativa al pagamento in denaro della prestazione di lavoro, un pagamento mediante l’assegnazione al prestatore di uno strumento partecipativo al capitale sociale dell’impresa.

Ma qual è il vantaggio di assegnare strumenti finanziari o diritti similari agli amministratori, dipendenti o collaboratori? Innanzitutto, la start up o l’incubatore certificato evita esborsi monetari nella fase iniziale di avvio dell’attività. Ed ancora: il reddito di lavoro di amministratori, dipendenti e collaboratori continuativi di startup innovative, che deriva dall’assegnazione di azioni, quote, strumenti finanziari partecipativi o diritti, ovvero dall’esercizio di diritti d’opzione attribuiti per il loro acquisto, non concorre alla formazione del reddito imponibile, né ai fini fiscali, né ai fini contributivi purché siano rispettate alcune condizioni. Ma l’aspetto più rilevante resta certamente quello motivazionale. Con le suddette forme di retribuzione si stringe un legame forte con il lavoratore, lo si fidelizza. Il successo della start up diventa anche il suo successo!

Uno dei casi più famosi è quello di Ryan Graves, primo dipendente di Uber, l’ormai noto servizio di trasporto automobilistico, poi diventato anche CEO dell’azienda, che grazie alle sue partecipazioni ha guadagnato miliardi di dollari. Il decreto crescita ha previsto, inoltre, che queste forme di retribuzione possano essere utili anche per collaboratori e professionisti. In questi casi si parla di “work for equity”.

L’art. 27, comma 4, del Decreto 179/2012, dispone che a fronte dell’apporto di opere e servizi o a titolo di compensazione di crediti maturati per la prestazione degli stessi, anche se di natura professionale, resi in favore della start-up innovativa e dell’incubatore certificato, possono essere attribuiti azioni, quote o altri strumenti finanziari partecipativi, rimanendo escluse le assegnazioni di diritti per l’acquisto o la sottoscrizione dei suddetti titoli o strumenti finanziari quali i diritti di opzione. Ovviamente, per poter utilizzare le suddette forme innovative di retribuzione occorre redigere un accordo/regolamento che disciplini i termini e le condizioni di emissione e/o maturazione degli strumenti finanziari e similari.

Ma a cosa serve nello specifico? A titolo meramente esemplificativo: è utile per prevedere specifici obiettivi di performance, individuali e/o aziendali, ai quali legare la maturazione dei diritti sottesi all’assegnazione degli strumenti finanziari; a condizionare la maturazione alla continuazione del rapporto di lavoro per un periodo minimo di tempo; a disciplinare espressamente la liquidazione degli strumenti finanziari in caso di cessazione anticipata del rapporto di lavoro, stabilendo, ad esempio, che, in caso di cessazione del rapporto di lavoro per giusta causa, si estinguano tutti i diritti non ancora maturati. Purtroppo, dalla prima formulazione della normativa del 2012 si riscontra una scarsa applicazione di tali forme retributive innovative. Da allora molto è cambiato perché il lavoro è sempre in evoluzione. Lo strumento merita certamente una maggior considerazione, oltre che un aggiornamento e una semplificazione della normativa per consentirne maggiore applicabilità da parte delle nuove realtà imprenditoriali.

Decreto Rilancio 34/2020: le misure a sostegno dello Sport

Lo scorso 20 maggio 2020 è stato pubblicato Decreto Legge n. 34/2020, c.d. “Decreto Rilancio”, contenente “Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali, connesse
all’emergenza epidemiologica da COVID-19 ”, in vigore dal 19.5.2020.

Il provvedimento emanato contiene, tra le altre, anche importanti ed innovative misure di sostegno al mondo dello sport vediamo insieme alcune delle norme più interessanti.

Art. 98. Disposizione in favore dei lavoratori sportivi
La norma conferma, per i mesi di aprile e maggio 2020, l’indennità di 600 euro, prevista per marzo 2020 dal “DL Cura Italia”, in favore dei lavoratori del mondo dello sport titolari di rapporti di collaborazione con il Comitato Olimpico Nazionale Italiano, il Comitato Italiano Paralimpico, le Federazioni Sportive Nazionali, le Discipline Sportive Associate, gli Enti di Promozione Sportiva e le Società e Associazioni sportive dilettantistiche, riconosciuti dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano e dal Comitato Italiano Paralimpico, i
cui compensi rientrano nell’ambito dell’articolo 67, comma 1, lettera m), del TUIR, già attivi alla data del 23 febbraio 2020.

La somma è erogata dalla società Sport e Salute S.p.A., nel limite massimo di 200 milioni di euro per il 2020, e senza necessità di ulteriore domanda per i soggetti già beneficiari per il mese di marzo 2020.

Vengono infine espressamente inclusi nella cassa integrazione in deroga, di cui all’articolo 22 del “DL Cura Italia”, i lavoratori dipendenti iscritti al Fondo Pensione Sportivi Professionisti con retribuzione annua lorda
non superiore a 50.000 euro e limitatamente ad un periodo massimo di 9 settimane.


Ricordiamo che la Cassa Integrazione in Deroga è un ammortizzatore sociale che va a favore di quei lavoratori che normalmente non potrebbero accedere alla Cassa Integrazione ordinaria e straordinaria e che ne possono
beneficiare tramite una deroga alle leggi vigenti. La deroga è prevista solo in casi particolari. Questa misura di sostegno sarà certamente di aiuto per i club di serie C, il campionato che ha subito maggiormente il duro
colpo economico causato dall’emergenza sanitaria da Covid-19.

Art. 127. Proroga dei versamenti
La norma proroga i termini per l’effettuazione dei versamenti e degli adempimenti sospesi dall’articolo 61 del “DL Cura Italia” a favore degli operatori nazionali di numerosi settori colpiti dall’emergenza da COVID-19.
La sospensione riguarda le ritenute sui redditi di lavoro dipendente e assimilati dal 2 marzo al 30 aprile 2020, i contributi previdenziali e assistenziali e i premi per l’assicurazione obbligatoria dal 2 marzo 2020 al 30 aprile 2020, nonché l’IVA in scadenza a marzo 2020 e interessa, tra gli altri:
• federazioni sportive nazionali, enti di promozione sportiva, associazioni e società sportive professionistiche e dilettantistiche;
• gestori di stadi, impianti sportivi, palestre, club e strutture per danza, fitness e culturismo, centri sportivi, piscine e centri natatori, centri per il benessere fisico;
• gestori di sale da ballo, sale da gioco, biliardi e scommesse; • organizzatori di eventi sportivi; • gestori di scuole di vela, navigazione e volo; • gestori di funicolari, funivie, cabinovie, seggiovie e ski-lift;
• gestori di servizi di noleggio di attrezzature sportive.

Il termine per l’effettuazione dei versamenti sospesi è prorogato dal 31 maggio 2020 al 16 settembre 2020, con possibile rateizzazione al massimo in quattro rate mensili di pari importo a partire dalla medesima data.
Non si fa luogo al rimborso di quanto già versato. Gli adempimenti sospesi sono effettuati entro il 16 settembre 2020.

Art. 216. Impianti sportivi
La norma modifica l’articolo 95 del “DL Cura Italia”, al fine di prorogare di un mese, dal 31 maggio 2020 al 30 giugno 2020, la sospensione dei termini per il pagamento dei canoni di locazione e concessori relativi all’affidamento di impianti sportivi pubblici dello Stato e degli enti territoriali, per le federazioni sportive nazionali, gli enti di promozione sportiva, le società e associazioni sportive, professionistiche e dilettantistiche, che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nel territorio dello Stato. Il termine per l’effettuazione dei versamenti sospesi è prorogato dal 30 giugno 2020 al 31 luglio 2020, con
possibile rateizzazione al massimo in quattro rate mensili di pari importo a decorrere da luglio 2020.

Inoltre, la norma consente ai soggetti concessionari di impianti sportivi pubblici, in ragione della sospensione delle attività sportive, di richiedere la revisione dei rapporti in scadenza entro il 31 luglio 2023. Tale revisione
può attuarsi mediante la rideterminazione delle condizioni di equilibrio economico-finanziarie originariamente pattuite, anche attraverso la proroga della durata del rapporto, in modo da favorire il graduale recupero dei proventi non incassati e l’ammortamento degli investimenti effettuati o programmati. In caso di mancato accordo, le parti dei rapporti di concessione possono recedere dal contratto.

Viene sancito il principio secondo il quale la sospensione delle attività sportive è sempre valutata quale fattore di sopravvenuto squilibrio dell’assetto di interessi pattuito con il contratto di locazione di palestre, piscine e impianti sportivi di proprietà di soggetti privati. In ragione di tale squilibrio il conduttore ha diritto, limitatamente alle cinque mensilità da marzo 2020 a luglio 2020, ad una corrispondente riduzione del canone
locatizio che, salva la prova di un diverso ammontare a cura della parte interessata, si presume pari al 50% del canone contrattualmente stabilito.

Da ultimo, la norma prevede che, a seguito della sospensione delle attività sportive, ricorra la sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta in relazione ai contratti di abbonamento per l’accesso ai servizi offerti
da palestre, piscine e impianti sportivi di ogni tipo. Pertanto, il gestore dell’impianto sportivo, entro trenta giorni dalla presentazione di apposita istanza da parte dei soggetti acquirenti, in alternativa al rimborso del
corrispettivo, può rilasciare un voucher di pari valore incondizionatamente utilizzabile presso la stessa struttura entro un anno dalla cessazione delle misure di sospensione dell’attività sportiva.

Art. 217. Fondo per il rilancio dello sport
La norma istituisce nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze il “Fondo per il rilancio del sistema sportivo nazionale”, le cui risorse sono assegnate all’Ufficio per lo sport per l’adozione di misure
di sostegno e di ripresa del movimento sportivo.

Il finanziamento del Fondo è determinato nel limite massimo di 40 milioni di euro per il 2020 e 50 milioni di euro per il 2021 ed è alimentato da una quota pari allo 0,5% del totale della raccolta da scommesse relative
a eventi sportivi di ogni genere. La norma prevede, inoltre, che “Qualora, negli anni 2020 e 2021, l’ammontare delle entrate […] fossero inferiori alle somme iscritte nel Fondo […], verrà corrispondentemente ridotta la quota di cui all’articolo 1, comma 630, della legge 30 dicembre 2018, n. 145”
(Legge di Bilancio 2019).
Con decreto dell’Autorità delegata in materia di sport, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, da adottare entro 10 giorni dall’entrata in vigore del decreto, sono individuati i criteri di gestione del
Fondo.

Art. 218. Modifiche in tema di Giustizia Sportiva
La norma si prefigge lo scopo di evitare la paralisi dell’ordinamento sportivo attraverso misure, eccezionali e temporanee, volte a contenere entro tempi certi la durata dell’eventuale contenzioso derivante dai
provvedimenti che le federazioni sportive nazionali potranno adottare, anche in deroga alle vigenti disposizioni dell’ordinamento sportivo, in considerazione dell’eccezionale situazione determinatasi a causa
della emergenza epidemiologica da COVID-19. Si tratta dei provvedimenti relativi all’annullamento, alla prosecuzione e alla conclusione delle competizioni e dei campionati, professionistici e dilettantistici, ivi
compresa la definizione delle classifiche finali, per la stagione sportiva 2019/2020, nonché dei conseguenti provvedimenti relativi all’organizzazione, alla composizione e alle modalità di svolgimento delle competizioni e dei campionati, professionistici e dilettantistici, per la successiva stagione sportiva 2020/2021.
La prevista disciplina si applica esclusivamente ai citati provvedimenti, adottati tra la data di entrata in vigore del decreto e il sessantesimo giorno successivo a quello in cui ha termine lo stato di emergenza dichiarato
con la delibera del Consiglio dei Ministri del 31 gennaio 2020.

Il nuovo procedimento ex art. 218 prevede:

  • Superamento della giustizia federale in favore di un unico grado di giustizia sportiva: il Collegio di Garanzia del CONI.
  • Tempi serrati per i ricorsi, dalla decisione i club avranno sette giorni ricorrere e in due settimane dovrà arrivare la decisione. In caso di non responso da parte del Collegio di Garanzia il ricorso si considera respinto. E a quel punto la palla passa direttamente alla giustizia amministrativa.
  • Procedimento davanti al TAR, anche in questo caso i tempi vengono accorciati. I club hanno 15 giorni per impugnare la decisione o il silenzio del Collegio di Garanzia del CONI. Il TAR deciderà nei successivi 25 giorni. Lo stesso procedimento varrà anche davanti al Consiglio di Stato per un tempo massimo di 102 giorni dal provvedimento impugnato.

Articolo a cura degli avv.ti Garatti, Abeni e Abrami

Donne e diritti nello sport: qualcosa si muove.

Nella prima settimana del mese di dicembre 2020 qualcosa sul fronte femminile si è mosso nonostante il percorso verso la parità di genere nello sport è ancora lungo.

“Il Ministro Vincenzo Spadafora durante un’intervista ha dichiarato “Oggi con questa riforma dal punto di vista del lavoro, quindi tutele, garanzie, maternità, fiscalità, equipariamo tutti, uomini e donne. Non c’è più una distinzione tra uno o l’altro. Questo ci consente di aver raggiunto la parità di genere”. Per quanto riguarda invece l’ascesa di donne dirigenti nello sport, “credo che questo cambiamento potrà avvenire solo se ci sarà un cambiamento culturale”.

D’accordo anche la ct dell’Italdonne di calcio Milena Bertolini che dichiara: “è la meritocrazia che deve andare avanti ma in una società come la nostra non ancora pronta, imporre le quote rosa credo sia importante. Più donne hai, più massa critica fai e più è probabile che puoi arrivare a un cambiamento culturale. In questo il professionismo femminile può aiutare. Quanto fatto dal ministro è importante – ha spiegato Bertolini – sappiamo che i cambiamenti culturali sono lenti. Il professionismo femminile nello sport è un percorso giusto. Siamo una società democratica e non possiamo pensare di esserlo se per le donne non c’è la stessa possibilità. I passaggi sono graduali, sono felice che dal 2023 la Figc preveda il passaggio al professionismo anche per le donne, mi auguro che anche altre
federazioni vadano in questa direzione”.

Speriamo che da qui si possa partire per far si che non servano nuovi decreti, norme o leggi ad hoc che permettano alle donne di avere il posto che meritano a pari dell’uomo in ogni campo sociale, sportivo, aziendale e di potere.

Sul campo sportivo ottimi risultati e speriamo che siano sono i primi di tanti altri successi che possano diventare la normalità non la notizia.
La calciatrice Sara Gama, difensore della Juventus e della nazionale italiana
femminile, è diventata la vicepresidente dell’Associazione Italiana Calciatori. E’ la prima donna a ricoprire un ruolo fondamentale all’interno dell’Assocalciatori. Un messaggio forte e di rinnovata speranza al mondo femminile sportivo.
Stephanie Frappart è stata la prima donna ad arbitrare una partita
dell’UEFA Champions League, tra Juventus e Dinamo Kiev lo scorso 2 dicembre. La Frappart arbitra dall’età di 13 anni, e sta vivendo una rapida ascesa che, dopo il ruolo di direttrice del Dipartimento amministrativo della FSGT (Fédération sportive et gymnique du travail) l’ha portata ad arbitrare un match maschile già nel 2014, dirigendo la sfida di Ligue 2 tra Niort e Brest.
Matilde Villa, giocatrice della Limonta Costa Masnaga, in Serie A1 femminile ha registrato una prestazione mai vista in 100 anni di pallacanestro italiana sia maschile che femminile, mettendo a segno 36 punti (in 34 minuti) stabilendo il record di punti segnati alla sua età: 15 anni.

REGIME IMPATRIATI: Regime agevolato dei lavoratori impatriati, nella circolare 33 del28/12/2020 i chiarimenti interpretativi dell’Agenzia

Regime speciale per lavoratori impatriati – Articolo 16 del decreto
legislativo 14 settembre 2015, n. 147, come modificato dall’articolo
5 del decreto legge 30 aprile 2019, n. 34 e successive modificazioni.
Chiarimenti interpretativi.

LEGGI LA CIRCOLARE N. 33/E DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE
https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/documents/20143/2957155/Circolare+n.+33+del+28122020.pdf/e22ac901-2a2c-e580-5516-9b2725a760b3

Club House con Monica Chiari di Cameo

L’11 novembre nel nostro virtual Club House siamo stati in compagnia del racconto di Monica Chiari, Head of HR di cameo che, attraverso il suo bellissimo intervento, ci ha fornito stimoli e spunti di riflessione sul tema della gender equality nella sua azienda.

Monica, tramite un meraviglioso storytelling, ci ha parlato di come cameo sia stata la prima azienda italiana del settore food ad aver ottenuto la Certificazione della Parità di Genere di Winning Women Institute, l’organizzazione impegnata nella diffusione del principio della Gender Equality all’interno del mondo del lavoro. Al centro di tutto, l’attenzione per la persona: 

“Le persone sono il nostro capitale più importante – ci ha detto Monica – perché la qualità dei nostri prodotti e del nostro servizio dipende anche dal benessere dei nostri collaboratori. Siamo orgogliosi di questa certificazione che attesta come le persone siano al centro dei nostri valori. Un impegno che si concretizza nella valorizzazione di ogni risorsa e in una forte attenzione alla presenza femminile in azienda, alla crescita dei giovani e allo sviluppo di carriera di ogni dipendente. Le politiche HR di cameo sono costantemente orientate a criteri di valorizzazione dell’equità e dell’inclusione.”

Tra le KPI che hanno permesso a cameo di ottenere la certificazione ci sono la valutazione di una serie di tematiche tra le quali le opportunità di crescita in azienda per le donne, l’equità remunerativa, le politiche per la tutela della maternità, servizi a favore dell’equilibrio famiglia/lavoro e altre politiche per la gestione della Gender Diversity.

Inoltre, ottenere il “bollino rosa”  significa ottenere un bollino di “qualità” che viene rilasciato solo alle aziende che rispettano indicatori molto stringenti sulle pari opportunità e che rappresenta un ulteriore vantaggio competitivo nei confronti dei clienti, dipendenti e fornitori.